venerdì 16 agosto 2013

Assassin's Creed 3, e così fu compiuto il miracolo

Ci siamo.
Ci sono voluti 4 capitoli (solo su console fissa), ma alla fine Ubisoft è riuscita a sfornare un buon gioco. E per buon gioco non intendo una pietra miliare, intendo... beh, un buon gioco.



Assassin's Creed si propone di rinnovare la formula di gioco del brand, di concludere un importante nucleo narrativo (la storia di Desmond) e di porre le basi per i capitoli successivi. Purtroppo il gioco rinnova poco, conclude MALISSIMO la storia di Desmond e non pone poco o niente per il prossimo AC4, se non "l'indizio" delle battaglie navali. 
Ma allora in cosa mi è piaciuto questo capitolo?
Sostanzialmente per l'ambientazione e la varietà. Prima di tutto, l'ambientazione è curatissima in ogni aspetto: incontrare Washington in persona è solo la punta dell'iceberg di tutte quelle azioni, quei personaggi e quei luoghi che fanno respirare aria di rivoluzione in ogni attimo del gioco. Anche la scelta di avere un protagonista metà indiano e metà inglese risulta originale e caratterizzante: in questo senso Connor, pur non raggiungendo alte vette, è un paio di gradini sopra al piattissimo Ezio e, purtroppo, anche sopra Desmond.


Secondariamente, la varietà nel gameplay: le missioni principali sono finalmente divertenti (fino a un certo punto), ma soprattutto quelle secondarie lo sono ancora di più e sono anche piuttosto interessanti (tutta la faccenda del tesoro del capitano Kidd dà luogo alle migliori missioni), e, udite udite, i combattimenti sono stati resi UN PO' più difficili: non esageriamo eh, dovremmo farcela a renderli accattivanti in tempo per AC12.

Peccato che le battaglie navali siano introdotte in una missione principale e poi abbandonate a loro stesse nelle missioni secondarie (come la caccia tra l'altro). Peccato soprattutto che alla fine fossero solo un esperimento per testare il gameplay del prossimo capitolo.

Insomma, queste due caratteristiche fanno di AC3 un buon gioco, ripeto, assolutamente non eccezionale, ma finalmente godibile fino alla fine senza troppi sbadigli, eccezion fatta per le due sequenze iniziali, pallose oltremisura.
Purtroppo però AC3 mi cade negli errori ormai canonici della saga: ormai sono arrivato al punto di DETESTARE le missioni "segui Tizio" o peggio ancora le fasi "cammina insieme a Caio a velocità zero mentre ti dice cose poco interessanti". Sono cose non solo ripetute fino allo stremo, ma anche decisamente stancanti. 

Hanno rotto talmente tanto le palle con 'sto tomahawk, ma alla fine non è che faccia molta differenza dalla solita arma a lama corta.

Secondo, la gestione della trama principale. Troppo sbrigativa, personaggi troppo anonimi, tutto buttato lì a caso (Daniel Cross? Ma chi cazzo è?), il finale assolutamente deludente: insomma, tutti i personaggi sembrano delle pedine che gli sviluppatori si divertono a far camminare, parlare e ammazzare tra loro senza preoccuparsi troppo di esplorare la loro dimensione interiore.

Tre ottime missioni per Desmond, ma un finale indegno.

Insomma, AC3 innova ma poco, conclude ma male, eppure ci si riesce a giocare.
E sarà meglio che AC4 sia un bel gioco, perché desidero un gioco sui pirati degno di questo nome da molto tempo.

VOTO: 7.5

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